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Tre modi per “produrre” l’acqua potabile

Tre modi per “produrre” l’acqua potabile

Trovare soluzioni all’emergenza idrica costituisce una delle grandi sfide ambientali che siamo costretti ad affrontare nel XXI secolo. L’acqua è una risorsa abbondante sul nostro pianeta, la superficie della Terra ne è infatti ricoperta per il 71%, ma soltanto un modesto  2.5% dell’acqua totale risulta essere potabile

Questa “piccola” percentuale è distribuita tutt’altro che equamente sul nostro pianeta. Ci sono zone come il centro Africa, il Medio Oriente e anche buona parte degli Stati Uniti occidentali in cui l’acqua è molto difficile da reperire. La carenza d’acqua è spesso la causa di numerosi conflitti in tutto il mondo. Questo accade ad esempio nel conflitto israelo-palestinese in cui il controllo dell’acqua rappresenta uno dei punti di scontro più delicati.

Quanta acqua consumiamo?

La commissione mondiale per l’acqua fissa a 40 litri la quantità minima giornaliera che necessita un essere umano per soddisfare i bisogni essenziali. Va da sé che ogni litro consumato più di quella cifra minima rappresenta uno spreco. Nei paesi altamente industrializzati come il nostro o gli altri membri dell’Unione Europea, la quantità d’acqua impiegata mediamente ogni giorno supera di gran lunga i 40 litri minimi. Negli Stati Uniti si ha una disponibilità media giornaliera di 425 litri pro capite, di contro ai 10 di un abitante del Madagascar.
Nell’unione Europea la nazione “peggiore” sotto questo punto di vista è proprio l’Italia con 237 litri, quasi otto volte l’acqua usata in Gran Bretagna.
È evidente come la carenza d’acqua sia causa di enormi disparità sociali. Un regolare approvvigionamento d’acqua è fondamentale per ogni attività umana, dall’alimentazione alla produzione industriale. Non ci può essere sviluppo senz’acqua e lo vediamo bene nei paesi in cui questa risorsa scarseggia, non a caso sono i più poveri al mondo.

Tre modi per “produrre” l’acqua

Come al solito per far fronte alla carenza d’acqua ci viene incontro la scienza. Negli scorsi decenni infatti sono state messe a punto alcune tecnologie per produrre acqua potabile estraendola dal mare, dissalandola, oppure ricavandola direttamente dall’atmosfera.
Vediamo quindi tre modi per “produrre” acqua potabile.

Dissalazione dell’acqua marina

Uno dei metodi più comuni per fornire acqua potabile è quello della dissalazione dell’acqua di mare. È un processo ormai collaudato e impiegato già in molti paesi come gli Emirati Arabi o gli Stati Uniti.
Il processo di dissalazione consiste nella rimozione di acqua salata (proveniente

 dal mare o da giacimenti con un alto contenuto di sodio) per poi rimuoverne la porzione di sale in essa contenuta attraverso vari processi chimici.
I metodi con cui si attua la dissalazione dell’acqua sono due:

  • Per evaporazione: Un processo simile alla distillazione, in cui l’acqua viene separata dalla componente solida tramite evaporazione. È il processo maggiormente impiegato negli impianti di grande portata, dell’ordine di 100.000 metri cubi l’ora.

     

  • Per osmosi inversa: In questo processo viene sfruttato il principio chimico (osmosi inversa) secondo il quale se a una soluzione più concentrata si applica della pressione, il solvente (acqua) passerà attraverso la membrana per raggiungere la soluzione meno concentrata. Questo procedimento risulta essere meno efficiente poiché le membrane impiegate sono sottoposte a forti stress e dunque richiedono

Produrre acqua potabile dall’aria

L’atmosfera nella quale viviamo è ricca d’acqua, ne siamo letteralmente circondati. Alcuni scienziati hanno pensato che una possibile soluzione alla penuria di acqua potrebbe essere ricavarla direttamente dall’aria. Pioniera in questo campo è l’azienda israeliana Watergen.

Il funzionamento di questa tecnologia è molto semplice e richiede soltanto la fornitura di corrente elettrica, oltre che un bassissimo costo di manutenzione. L’aria viene
aspirata e portata a contatto con una superficie fredda, dove il vapore acqueo si
condensa e deposita sotto forma di goccioline. In seguito le gocce che si sono formate tramite condensazione vengono convogliate all’interno di un recipiente.
Il processo che avviene all’interno del macchinario è lo stesso che ha luogo nell’atmosfera quando piove: il vapore acqueo incontra una corrente di aria fredda e si condensa diventando pioggia. 
Tale tecnologia funziona, con minor efficienza, anche in condizioni di estrema siccità. Anche nel deserto infatti l’aria ha una componente di vapore acqueo, seppur piccola. È una tecnologia fondamentale per riuscire a portare acqua in zone distanti dal mare e povere di falde acquifere sotterranee.

La Watergen ha finora commercializzato tre tipologie di questi macchinari, a seconda della portata d’acqua generata e dell’utilizzo.
Il più piccolo dei tre è chiamato “Genny” ed è stato pensato per un utilizzo domestico, specialmente per quelle zone in cui la convenzionale fornitura d’acqua non risulta essere particolarmente sicura. Il grande vantaggio di queste tecnologie è l’elevata sostenibilità garantita dai pannelli solari che forniscono energia all’impianto.

Spremere le nuvole per produrre acqua

Un ultimo modo per “catturare” l’acqua dall’aria prevede l’impiego di reti o altre superfici analoghe in grado di incanalare l’acqua delle nuvole.

Nei territori in cui si estende la Cordigliera delle Ande che si affacciano sul Pacifico,

caratterizzate da un’estrema siccità. Il deserto di Atacama in Cile è il luogo più arido della Terra. La spiegazione è semplice: le correnti di aria calda cariche di nuvole non incontrano correnti fredde finché non sorpassano le vette della catena montuosa. Oltrepassata la Cordigliera delle Ande infatti queste nuvole incontrano correnti più fredde e si riversano là dove si estende la foresta amazzonica, in cui le piogge sono abbondanti e frequenti
Abel Cruz Gutiérrez, presidente dell’associazione “Peruviani senza acqua” ha attuato l’installazione di grosse reti nei punti in cui le nuvole si scontrano contro la catena montuosa. In questo modo, fornendo una superficie al vapore acqueo delle nuvole, esso si condensa molto facilmente e può essere facilmente raccolto in appositi recipienti.
Questa è una soluzione unica del suo genere soprattutto perché non sono poi molti i luoghi in cui si potrebbe utilizzare in maniera efficiente.

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