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Tempesta di sabbia in Cina proveniente dal deserto del Gobi.

Due giorni fa Cina, Nord e Sud Corea sono state invase da una pericolosa tempesta di sabbia proveniente dal vicino deserto del Gobi. Il cielo dal colorito giallastro unito alla scarsa qualità dell’aria hanno suscitato una giustificata agitazione nella popolazione che si è ritrovata immersa in questo bizzarro scenario.

Due giorni fa Cina, Nord e Sud Corea sono state invase da una pericolosa tempesta di sabbia proveniente dal vicino deserto del Gobi. Il cielo dal colorito giallastro unito alla scarsa qualità dell’aria hanno suscitato una giustificata agitazione nella popolazione che si è ritrovata immersa in questo bizzarro scenario.
Si tratta di un evento a cadenza annuale che segna l’inizio della primavera tra Marzo e Aprile. Quest’anno però il fenomeno che ha invaso buona parte dell’oriente è stato più violento del solito, oltre che intensificato dall’aumento dell’inquinamento dovuto alla ripresa post-covid.
La ripresa economica verificatasi non appena la pandemia lo ha permesso, consentì alla Cina di tornare ad inquinare l’aria a pieno regime, proprio come ai vecchi tempi.

A Pechino sono stati registrati valori elevatissimi per le polveri sottili: 35 μg/m3, quando l’OMS fissa la quota massima a 10 μg/m3. Con la tempesta di sabbia di lunedì scorso  il valore delle polveri sottili si è alzato a 725 μg/m3, il che costituisce un grave problema per l’apparato respiratorio della popolazione..

Le tempeste di sabbia sono causate dalla desertificazione del Gobi.

Il deserto del Gobi si estende dalla Mongolia interna fino alle regioni nord occidentali della cina. È costituito in gran parte da roccia, ma nelle regioni più vicine e interne alla cina diventa più simile ai tipici paesaggi sabbiosi del Sahara. È proprio nelle regioni sabbiose del Gobi che hanno origine le tempeste di sabbia a cui abbiamo assistito recentemente.
Con l’avanzare della deforestazione anche le tempeste di sabbia vanno intensificandosi, causando tutti i disagi che ne derivano. 

Con il passare del tempo infatti i limiti meridionali del deserto del Gobi si sono ampiamente estesi nell’entroterra cinese, mettendo in difficoltà il settore agricolo. La desertificazione è in parte dovuta all’intervento incosciente dell’uomo, che per decenni ha praticato deforestazione e agricoltura intensive. Il terreno impoverito di vegetazione non riesce a trattenere l’acqua delle precipitazioni dando così vita a un circolo vizioso che porta all’inevitabile desertificazione del suolo.

Una muraglia di vegetazione per fermare la desertificazione

Il governo cinese, ben consapevole dell’importanza del il settore agricolo per il Paese, ha sviluppato nel 1978 un piano d’azione per preservare i territori dalla desertificazione.
Se la Grande Muraglia Cinese fungeva da barriera contro le invasioni mongole, il “Three North Shelter Forest Program” punta a erigere una barriera di vegetazione per fermare l’avanzata del deserto del Gobi. (Non a caso gli fu anche assegnato l’appellativo di Grande Muraglia Verde).

Come suggerisce il nome stesso, il progetto prevedeva un intervento su tre aree a nord della Cina, nel quale sono stati piantati milioni di alberi per circoscrivere il deserto ed evitare che progredisse.
Fino ad ora sono stati piantati abbastanza alberi da ricoprire la superficie dell’italia, non a caso costituisce la foresta artificiale

più grande al mondo. Ovviamente non mancano alle critiche al progetto da parte anche di organizzazioni come le Nazioni Unite, sostenitori del progetto.
Pare infatti che sia stata impiegata una strategia poco efficace per quanto riguarda la diversificazione delle specie di alberi piantate. Il governo cinese ha optato per una monocoltura: una sola specie di albero, il che rende la foresta estremamente fragile e suscettibile a eventuali infestazioni.

Inoltre alcune porzioni di foresta sono state poco curate e abbandonate ma purtroppo la natura in questo caso non è in grado di riprendersi senza l’intervento umano. Nel 2009 proprio a causa della scarsa attenzione è stato distrutto circa il 10% degli alberi a causa di una tempesta invernale. 

Great Green Wall africano

Un progetto simile è in corso d’opera dal 2007 in Africa a cura dell’Unione Africana. L’obiettivo è analogo a quello cinese: porre un fermo all’avanzata della desertificazione sahariana, la quale sta inghiottendo migliaia di ettari fertili l’anno.

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