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I vestiti di canapa sono i più sostenibili

La pianta di canapa si presta ad innumerevoli impieghi e lavorazioni, grazie a proprietà fisiche che la rendono versatile e soprattutto sostenibile. Il suo utilizzo nella produzione di vestiti aiuterebbe significativamente a rendere ecosostenibile l’industria tessile, e di conseguenza anche il nostro stile di vita.

Vantaggi della coltivazione di canapa

In quanto a sostenibilità ambientale la canapa non ha rivali tra le altre fibre tessili in circolazione, naturali e sintetiche.  
La pianta di canapa è particolarmente resistente a diverse condizioni climatiche, raggiunge però la massima resa nei climi caldo-umidi. Un enorme vantaggio dal punto di vista della sostenibilità è la contenuta necessità di acqua e suolo: le occorre occorre circa il 50% di acqua e il 50-60% del suolo in meno del cotone per produrre la stessa quantità di fibra.
Viene utilizzata come coltura per il rinnovo del terreno, infatti ne migliora le condizioni fisiche e chimiche. Può addirittura essere coltivata ripetutamente nello stesso suolo, senza che incontri particolari carenze nutritive. Questo perché la maggior parte dei minerali che assorbe dal terreno viene immagazzinata nelle foglie, che vengono lasciate sul posto durante la raccolta. Alcuni studi suggeriscono che i rendimenti di frumento dopo la coltivazione di canapa aumentino del 10-20%. L’unico fertilizzante di cui ha bisogno è l’azoto, poiché fosforo, potassio e altri minerali vengono interamente reintegrati nel terreno. Ciò la rende vantaggiosa anche sul fronte economico rispetto ad altre fibre tessili come lino o cotone, che impoveriscono maggiormente il suolo.
La crescita molto veloce la rende inoltre molto resistente contro le erbe infestanti; non servono quindi grosse quantità di diserbanti e pesticidi, il che consente di non inquinare le falde acquifere vicine alla coltivazione.

La canapa inoltre cattura CO2 in maniera molto efficiente. A seconda della varietà e del sesso della pianta, può raggiungere un’altezza fra i 3 e i 4 metri in relativamente poco tempo (5-6 mesi di coltivazione). Questo permette la fissazione di una grandissima quantità CO2 per ettaro raccolto: 9-13 tonnellate, se consideriamo un rendimento medio di 5,5-8 t/ha (ettaro). Ciò significa 1,6 tonnellate di CO2 per una di canapa.

Caratteristiche del tessuto di canapa

La canapa possiede caratteristiche fisiche interessantissime che rendono il suo tessuto intelligente e conveniente sotto tutti i punti di vista.
Prima fra tutte la sostenibilità ambientale: la canapa è completamente naturale, che non rilascia agenti chimici durante il lavaggio e di conseguenza non inquina l’acqua di scarico. È uno dei tessuti naturali più resistenti allo stress meccanico e all’usura, quindi è in grado di durare a lungo nel tempo. Una caratteristica fondamentale di un capo d’abbigliamento sostenibile: Per ridurre l’impatto sull’ambiente è necessario modificare le nostre abitudini d’acquisto, specialmente riguardo la frequenza con la quale compriamo nuovi capi. Dobbiamo abituarci ad acquistare più raramente, vestiti che durano per più tempo e di cui avremo più cura.
Addosso la canapa si presenta traspirante e leggera, ma è anche un ottimo isolante termico. Queste proprietà termoregolatrici la rendono adatta sia d’estate che d’inverno. Svolge anche un ruolo importante nella protezione della nostra pelle poiché ipoallergenica, anti-microbica e impermeabile.

Perché la canapa non è un tessuto diffuso

La pianta della canapa potrebbe essere impiegata (e lo era in passato) in innumerevoli settori dell’industria come sostituta ecologica ai derivati del petrolio. Mi riferisco all’edilizia, alla farmaceutica e ovviamente al settore tessile. Tutti reparti industriali che sono invece dominati dal capitalismo petrolifero, assolutamente noncurante del rispetto per l’ambiente. Ma perché allora non viene impiegata come principale risorsa per questi tipi di produzione? La risposta la troviamo nel proibizionismo ingiustificato che ne ha causato l’abbandono. La canapa viene coltivata dal terzo millennio a.C dapprima in oriente e poi in tutto il mondo. Durante questo lungo periodo è stata esportata e manipolata innumerevoli volte, ciò ha consentito la differenziazione genetica di moltissime varietà con proprietà chimiche e fisiche diverse fra loro. La principale differenza consiste nella quantità di cannabinoidi presenti nella resina delle infiorescenze della pante. Esistono varietà impiegate per usi farmaceutici e personali, ricche di THC (INDICA), e altre povere di questa sostanza che vengono impiegate per la produzione tessile (SATIVA). A causa degli effetti sul sistema nervoso, la coltivazione di canapa indica è stata proibita in America intorno agli anni 30 e da quel momento in poi venne popolarmente conosciuta con il nome dispregiativo di marijuana. Ne trassero vantaggio ovviamente gli industriali del petrolio, allora molto influenti in politica. La pessima reputazione attribuita alla marijuana, bollata impropriamente come droga, intaccò anche la canapa sativa che veniva impiegata nelle industrie, determinandone così l’abbandono.
Questa politica protezionistica ha contribuito ad allontanare la produzione industriale dalla sostenibilità ambientale. Ecco perché è fondamentale oggi reinvestire nella produzione di canapa, anche alla luce degli studi che ne rivalutano le proprietà e ne stabiliscono la sicurezza. È importante comunque tenere a mente che la specie impiegata nella produzione industriale non ha effetti sul nostro sistema nervoso; la sua abolizione è stata frutto di ignoranza e generalizzazione. 

Principali marchi d'abbigliamento di canapa

IN ITALIA
Lanieri

In italia l’unico marchio degno di nota è Lanieri, che produce camicie su misura composte per il 70% di canapa e per il restante di cotone. L’azienda è molto attenta alla salvaguardia ambientale: collabora attualmente con treedom con cui sta creando la sua piccola foresta, così da rientrare nel bilancio delle emissioni di CO2. Inoltre producendo capi su misura evita sprechi e arricchisce di valore i suoi capi.

IN EUROPA

Marcus Otzen Danimarca

Produce t-shirt e maglioni al 100% di canapa. L’unico marchio di questa lista a vendere capi totalmente composti di canapa, anziché misti, come la maggior parte delle aziende. È un giovane brand danese la cui mission è quella di rendere l’abbigliamento sostenibile al pianeta.

Hugo Boss – Germania

T-shirt, felpe, polo e giacche composte di materiale misto canapa e cotone. La percentuale di canapa impiegata varia da capo a capo e può arrivare al 60%

Hessnatur – Germania

Produce pantaloni, giacche e camicie con il 55% di canapa. Questa azienda tedesca è particolarmente sensibile alle tematiche ambientali e sociali. La sua filiera di produzione è studiata in modo da evitare sprechi.

IN AMERICA

Patagonia

Produce felpe, pantaloni e giacche di materiale misto cotone e canapa. Non viene specificata la percentuale di canapa anche se si aggira intorno al 30%. Patagonia è nota per la sua mission ambientalista e la sensibilità alle problematiche sociali. Si impegna infatti ad assicurare un salario adeguato a tutti i lavoratori coinvolti nella produzione.

Levi’s

Vende jeans e giacche in denim misto composto di canapa al 23% e cotone. Levi’s negli ultimi anni ha abbracciato la causa ambientalista, muovendo un grosso passo verso la sostenibilità dell’azienda.

Le americane Jungmaven, Recreator (California) e  Hempy’s (Colorado) sono aziende molto simili che producono un’ampia gamma di vestiti di canapa circa al 60%. Tutte e tre le aziende hanno scommesso e investito sulla canapa e credono nel suo contributo ecologico all’industria tessile.

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