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Mangiare agnello a Pasqua rispettando l’ambiente

Mangiare agnello a Pasqua rispettando l'ambiente

Mangiare agnello a Pasqua è una tradizione crudele e nociva per l’ambiente soltanto se portata avanti nella maniera sbagliata. Vediamo qui sotto come è possibile mangiare agnello senza rinunciare a rispettare l’ambiente.

Agnello a Pasqua: una tradizione discutibile

Il consumo di agnello risulta essere poco sostenibile sia in termini di inquinamento ambientale, ma soprattutto a causa delle implicazioni morali. Abbiamo già approfondito in questo articolo come mangiare troppa carne in generale sia fonte di inquinamento e di sfruttamento delle risorse. Inoltre però, la tradizione dell’agnello a Pasqua viene messa parecchio in discussione anche a causa di quegli aspetti che toccano la nostra sensibilità. Mangiare agnello è moralmente accettabile? Questo è quel che migliaia di animalisti e ambientalisti si chiedono da tempo. 
Oltre che essere macellati dopo solo pochi mesi di vita, in molti casi questi animali subiscono trattamenti disumani e crudeli. Le condizioni di molti allevamenti, soprattutto quelli che producono carne su larga scala, sono spesso pessime. Gli agnelli prima di essere macellati devono la maggior parte dei casi trascorrere più di 24 ore stipati in camion, dai quali spesso e volentieri ne escono feriti o addirittura morti.

Il problema della produzione su larga scala

Abbiamo già visto qui come l’allevamento intensivo e su larga scala sia estremamente nocivo sia per gli animali che per l’ambiente in quanto fonte di inquinamento e sfruttamento delle risorse. 
È proprio la domanda eccessiva di carne a renderne la produzione insostenibile.

Gli allevatori per mantenere adeguata l’offerta alla domanda spesso ricorrono a tecniche di allevamento disumane e talvolta illegali per poter produrre sempre più carne in sempre meno tempo. Un esempio concreto documentato da Essere Animali è l’azienda bresciana Ovimilk srl, dove vengono tenuti 5mila animali (pecore agnelli e montoni) in capannoni di cemento senza la possibilità di pascolare.
Le femmine vengono sfruttate come macchine da latte mentre gli agnelli vengono strappati alle madri dopo poche settimane per poi essere trasportati e macellati, quasi sempre prima dello svezzamento. 
Una video-inchiesta realizzata da Tierschutzbund Zürich (TSB)​ e Animal Welfare Foundation (AWF) diffuso nell’Aprile 2017 mostra il maltrattamento di agnelli durante il trasporto da Polonia e Ungheria all’Italia.
In questo video gli animali venivano tenuti all’interno di un camion non idoneo al trasporto di così tanti animali, i quali non riuscivano ad abbeverarsi nè tantomeno ad alzare la testa a causa delle pareti strette. 

Come si dovrebbe comportare il consumatore?

Le condizioni poco dignitose che vengono criticate dagli animalisti sono tipiche degli allevamenti intensivi, nei quali si antepone il guadagno al rispetto degli animali allevati.
Dal canto suo, il consumatore può e deve intervenire per interrompere queste pratiche insostenibili e crudeli. Ma come?
Innanzitutto il consumatore dovrebbe rivolgersi direttamente agli allevatori per ridurre al minimo i passaggi tra la macellazione e il consumo, così da ridurre l’inquinamento e gli sprechi. In secondo luogo farebbe meglio ad acquistare la bestia intera, anziché solo le parti più pregiate, la motivazione è banale: per produrre 3 selle di agnello servono 3 animali. Invece acquistando l’animale intero diminuirebbe il numero di bestie necessarie a soddisfare la domanda. Inoltre acquistare l’agnello intero insegnerebbe ad aver maggior rispetto nei confronti dell’animale che si sta mangiando oltre che a valorizzare ogni sua parte.
Scegliere infine allevamenti locali, per evitare lunghi tragitti dalla Francia o da altri paesi europei che causano sofferenza agli animali e per valorizzare l’economia del territorio. 

Infine noi consumatori dovremmo imparare a consumare meno prodotti a base di carne sia che si tratti di un giorno normale che di una festività. Non è ciò che si mangia a renderla una festa ma le persone con cui siamo. Consumare così tanta carne sappiamo bene che non fa bene al nostro pianeta. Dunque invito a moderare il consumo di carne per diminuire il nostro impatto sull’ambiente e migliorare le condizioni di vita degli animali che mangiamo.

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