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Clonare mammut per combattere l’effetto serra?

Clonare mammut per combattere l’effetto serra?

I mammut potrebbero essere la chiave per risolvere alcune delle problematiche ambientali? Dei genetisti dell’università di Harvard si sono chiesti cosa succederebbe se riportassimo in vita i cugini preistorici degli elefanti, ormai estinti da 10.000 anni.

mammut

Sicuramente ti starai chiedendo come possa un branco di mammut ridurre le emissioni di CO2. In effetti il progetto che ha in mente il team di scenziati di Harvard è tutto fuorché scontato, direi che la fantasia non gli è mancata nell’affrontare la problematica del cambiamento climatico.

Come faranno a clonare un mammut?

Enormi passi in avanti nella clonazione dei mammut sono stati fatti dal team di scenziati giapponesi coordinati dal professor Kei Miyamoto. Sono riusciti a estrarre delle cellule dalla gamba di un mammut conservato in condizioni sorprendentemente buone nel permafrost siberiano. 
I nuclei cellulari del mammut, che si ritiene abbiano vagato per la siberia circa 28.000 anni fa, sono stati impiantati con successo nelle cellule embrionali di alcuni topi.

Gli scienziati dell’università stanno lavorando a questo progetto da più di 20 anni e sono stati in grado di confermare che le cellule sono capaci di reagire biologicamente dopo essere state trapiantate negli embrioni di topo dopo così tanto tempo dalla morte dell’animale.
Anche se questo è uno sviluppo positivo, ancora nessuno dei campioni ha prodotto la 

Rest of a mammoth who lived 28.00 years ago

divisione cellulare necessaria per riportare in vita un mammut.
In ogni caso il professor Miyamoto e altri suoi colleghi concordano nel sostenere che molto probabilmente potremo riuscire a riportare in vita questi incredibili animali entro la prossima decade.

Ma in che modo i mammut dovrebbero aiutare il pianeta?

Le terre che circondano il circolo polare sono ricoperte da un particolare strato di terreno congelato chiamato “permafrost” che sta per ghiaccio perenne. Si stima che circa il 20% delle terre emerse sia ricoperto dal permafrost e il suo scioglimento rappresenta uno dei principali problemi per l’ambiente.
Infatti il permafrost intrappola enormi quantità di Co2 e metano; si stima più del doppio di quanto ce ne sia in atmosfera.

Il metano e l’anidride carbonica sono in esso contenuti poiché il permafrost ha un origine antichissima risalente all’ultima glaciazione (10.000 anni fa circa), e nei secoli ha intrappolato migliaia di tonnellate di massa organica proveniente da vegetazione e fauna.
Il riscaldamento globale sta lentamente ma inesorabilmente provocando lo scioglimento di questo preziosissimo strato di terreno congelato. 
Se tutto il gas intrappolato nel permafrost si liberasse in atmosfera, l’effetto serra del nostro pianeta subirebbe un impennata irreversibile.

E’ proprio qui che entrano in gioco i nostri cari mammut.
Secondo i ricercatori, la clonazione dei mammut  e il loro reinserimento nell’ambiente dovrebbe contribuire a evitare lo scongelamento del permafrost, oltre che a ricreare un ecosistema di flora e fauna che non esiste più sulla terra da millenni.
Infatti questi grossi animali muovendosi, calpestano la vegetazione e impediscono la nascita di grossi alberi e foreste.

E poiché le steppe di permafrost senza alberi assorbono molto meno calore e luce solare rispetto alle foreste, la temperatura del terreno sarebbe più bassa e il permafrost al sicuro dallo scioglimento.
I mammut inoltre calpestando il manto nevoso eviterebbero che si formi uno strato d’aria tra esse il terreno, che fungerebbe da isolante termico che lascerebbe il permafrost “al caldo”

Fantasia o realtà?

Come ho accennato prima, la clonazione dei mammut non è ancora alla nostra portata ma si stima che potrebbe esserlo presto. I problemi che riguardano questo progetto quasi fantascientifico sono molti. Questi animali dovrebbero essere inseriti in un ecosistema di flora e fauna che ne garantisca il sostentamento e l’inserimento all’interno di una solida catena alimentare. Purtroppo oltre a essersi estinti loro stessi, si è estinto l’intero ecosistema di cui facevano parte. 

Inoltre se anche il progetto funzionasse i benefici sarebbero significativi dopo molto tempo, è anche vero che i cambiamenti climatici saranno una sfida per un lungo periodo e pensare a soluzioni anche a lungo termine può solo che essere positivo.

Non dovremmo prima pensare a salvaguardare specie già esistenti?

Sarebbe una critica lecita che alcuni ambientalisti potrebbero avanzare a chi è coinvolto nel progetto.
Credo sia importantissimo occuparsi e prendersi cura delle specie animali a rischio estinzione che, ahimè, sono moltissime e la causa siamo noi.

Penso anche però che questa attività di tutela possa essere affiancata da altri progetti che hanno l’obiettivo di ostacolare i cambiamenti climatici, e che si possano portare avanti parallelamente. 
Trovo quindi molto interessante l’iniziativa del team di Harvard e credo che sia fondamentale che sempre più persone si impegnino per trovare soluzioni innovative per far fronte al più grande dei problemi che tutti siamo chiamati ad affrontare insieme: il cambiamento climatico.

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