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Con Biden c’è di nuovo speranza per l’ambiente

Con Biden c’è di nuovo speranza per l'ambiente

Il neoeletto presidente degli Stati Uniti Joe Biden potrebbe diventare il protagonista della lotta al cambiamento climatico nei prossimi anni. Biden ha fatto dei temi del clima e dell’ambiente due punti cardine per la sua campagna elettorale.
Intende infatti stanziare una somma pari a 1,7mila miliardi di dollari nella ricerca, nello sviluppo e nella diffusione di tecnologie e strategie volte a rendere sostenibile l’intero sistema economico statunitense.
Già nel primo giorno di mandato, giovedì 21 Gennaio, Biden ha firmato la ri-adesione agli accordi di Parigi, cercando di rimediare a quel che mi permetto di definire un disastro  commesso dal presidente uscente.

Biden at a climate conference

Il piano climatico del neopresidente è vasto e prevede molteplici interventi su tutti i fronti che coinvolgono la riduzione dell’impatto ambientale. Si divide in 4 punti fondamentali:

  1. Assicurarsi che gli U.S.A raggiungeranno un’economia pulita al 100% e emissioni nette pari a 0 entro il 2050.

  2. Raccogliere tutte le nazioni del mondo sotto il comune problema del climate change.

  3. Costruire una nazione più forte e resistente.

  4. Promozione di una nuova giustizia ambientale

Assicurarsi che gli U.S.A raggiungeranno un'economia pulita al 100% e emissioni nette pari a 0 entro il 2050.

Biden prevede la messa in atto di provvedimenti esecutivi sin dal primo trimestre del suo mandato.
Inoltre è stato posto un obiettivo intermedio non oltre la fine del suo mandato nel 2025 per assicurarsi che si stia procedendo nella direzione auspicata.

Vediamo quali sono i punti punti di intervento sui quali la nuova amministrazione metterà mano nel primo trimestre del mandato.

  • Imporre limiti aggressivi per l’inquinamento da metano per operazioni nuove ed esistenti.
  • Utilizzare il sistema federale di appalti pubblici (500 miliardi di dollari anno)  per incentivare la produzione e l’utilizzo di veicoli a emissioni zero.
  • Garantire che tutte le installazioni, gli edifici e le strutture governative degli Stati Uniti siano più efficienti e di minor impatto sul clima, sfruttando il potere d’acquisto governativo per dare un impulso al mercato del rinnovabile.
  • Riduzione delle emissioni di gas a effetto serra derivanti dai trasporti  – la fonte in più rapida crescita di inquinamento negli Stati Uniti – preservando l’attuale Clean Air Act e sviluppando nuovi standard di risparmio di carburante volti a raggiungere l’obiettivo secondo cui il 100% delle nuove vendite per i veicoli leggeri e medi sarà elettrificato.
  • Raddoppiare l’impiego di biocarburanti, che fanno dell’agricoltura una soluzione al cambiamento climatico. 
    La costruzione di nuovi impianti per la produzione di biocarburanti genererà nuovi posti di lavoro e nuove soluzioni per ridurre le emissioni negli aerei, nelle navi oceaniche e altro ancora.
  • Obbligo per le imprese pubbliche di comunicare i rischi climatici e le emissioni di gas a effetto serra nelle loro operazioni e all’interno delle catene di approvvigionamento.

     

  • Proteggere la biodiversità, rallentare i tassi di estinzione proteggendo e conservando il 30% delle terre e delle acque americane dall’inquinamento e dalla cementificazione entro il 2030.
    Tutelare le riserve naturali americane e altre aree colpite dall’intervento sconsiderato  di Trump a terre e acque federali.

  • Vietare la creazione di nuovi impianti per l’estrazione di petrolio e gas naturale nelle aree protette, stabilendo programmi mirati per migliorare il rimboschimento.

Quali saranno i provvedimenti nel primo anno di mandato?

Così come era avvenuto dopo la II Guerra Mondiale, il governo statunitense ha intenzione di investire 400 miliardi di dollari nello sviluppo di tecnologie e di processi per la produzione energetica statunitense.
L’innovazione e l’ottimizzazione dei processi di produzione dell’industria americana, verranno raggiunti attraverso la collaborazione del governo con università e centri di ricerca specializzati.
L’obiettivo è quello di mettersi alla pari con le nazioni europee più all’avanguardia nella produzione di energia e tecnologie pulite, poiché durante l’amministrazione Trump l’america è rimasta non poco indietro rispetto all’europa nella lotta al climate change.
L’investimento è senza precedenti (il doppio della somma investita nel programma apollo che portò l’uomo sulla luna).
Si auspica un grosso aumento del tasso di impiego presso la società media e quella più povera.

Le ricerche per lo sviluppo verranno coordinate da un’agenzia governativa chiamata ARPA-C (Advanced Research Projects Agency for Climate) che si occuperà dello sviluppo di progetti di ricerca focalizzati sul rinnovabile.
Sarà istituita sulla base della già esistente ARPA-E, che svolge la stessa funzione di ricerca ma senza avere il focus sul rispetto dell’ambiente.

  • Creazione di piccoli reattori nucleari modulari a metà del costo degli attuali reattori.
  • Refrigerazione e condizionamento dell’aria attraverso l’impiego di refrigeranti senza potenziale di inquinamento.
  • Le nuove costruzioni a zero emissioni saranno a costo di realizzazione netto pari a zero.
  • Utilizzare energie rinnovabili per produrre idrogeno allo stesso costo di quello ottenuto dal metano.
  • Decarbonizzare i processi di riscaldamento necessari per la fusione e la raffinazione di materiali come acciaio e cemento, servendosi di fonti di calore elettriche.
  • Creazione di nuovi combustibili per gli aeromobili (mezzo di trasporto più inquinante) e altre modifiche per ottimizzare il traffico aereo.
  • Investire grossi capitali sulla tecnologia per il sequestro di CO2.
  • Migliorare l’efficienza degli edifici per ridurre lo spreco di energia, disponendo agevolazioni fiscali per permettere la conversione energetica in classi più efficienti .
  • Fornire un impulso alla produzione di veicoli elettrici attraverso la costruzione di 500.000 colonnine di ricarica entro il 2030.
  • Stanziamento di incentivi per i pendolari per consentire loro di abitare vicini al posto di lavoro. In modo da ridurre le emissioni dovute  al trasporto privato.

Raccogliere tutte le nazioni del mondo sotto il comune problema del climate change.

Gli Stati Uniti sono responsabili solo del 15% delle emissioni globali, Biden sa che non può risolvere questa emergenza da solo. Il cambiamento climatico è una sfida globale che richiede un’azione decisiva da parte di tutti i paesi del mondo. Ecco perché l’amministrazione Obama-Biden ha mobilitato il mondo per raggiungere l’accordo sul clima di Parigi del 2015.
Biden ha ri-aderito all’accordo di Parigi lasciato da Trump (questa volta non commento), ma la semplice ri-adesione non è sufficiente.

Biden utilizzerà ogni strumento politico in suo possesso per spingere il resto del mondo ad aderire alla causa al fianco degli Stati Uniti.
Da quando il presidente Trump è entrato in carica, l’America ha ritirato il proprio impegno per questo accordo, e altre grandi nazioni non si sono mosse abbastanza velocemente per raggiungere i propri obiettivi.
Per ovviare a questa drammatica situazione Biden intende spingere sull’acceleratore.

Nei primi 100 giorni di mandato intende:

  • Convocare un vertice mondiale sul clima per coinvolgere direttamente i leader delle principali nazioni che emettono CO2 per convincerli a unirsi agli Stati Uniti in impegni nazionali più ambiziosi, al di là degli impegni che hanno già assunto.
  • Sottostare agli accordi per la riduzione delle emissioni dovute traffico aereo e navale.
  • Aderire all’emendamento Kigali del protocollo di Montreal che prevede il contenimento degli idrofluorocarburi, un gas serra particolarmente potente, che potrebbe causare una riduzione di 0,5 gradi Celsius entro la metà del secolo.
  • Perseguire nuove misure forti per impedire ad altri paesi di tradire i loro impegni in materia di clima. Non si può più separare la politica commerciale dagli obiettivi climatici. Biden non permetterà ad altre nazioni, tra cui la Cina, di vanificare i nostri sforzi per il clima.

     

  • Mentre gli Stati Uniti adottano misure per far sostenere agli inquinatori domestici l’intero costo del loro inquinamento da carbonio, la Biden Administration imporrà tasse o quote di adeguamento del carbonio sui beni ad alta intensità di carbonio provenienti da paesi che non soddisfano i loro obblighi climatici e ambientali.
    Ciò garantirà che i lavoratori americani e i loro datori di lavoro non si trovano in una situazione di svantaggio competitivo e allo stesso tempo incoraggerà altre nazioni ad aumentare le loro ambizioni climatiche.

  • Rendere i futuri accordi bilaterali Usa-Cina sulla mitigazione del carbonio – come l’accordo del 2014 che ha spianato la strada all’accordo di Parigi – subordinati all’eliminazione da parte della Cina dell’esportazione di carbone e altre tecnologie ad alte emissioni.
  • Chiedere un divieto mondiale delle sovvenzioni ai combustibili fossili. Non ci sono scuse per sovvenzionare i combustibili fossili, né negli Stati Uniti né in tutto il mondo. Uno studio del Fondo Monetario Internazionale del 2015 ha dimostrato che un efficiente assegnazione dei prezzi dei combustibili fossili avrebbe ridotto le emissioni globali di carbonio di quasi il 30%.

     

  • Biden si baserà sui risultati dell’amministrazione Obama-Biden per far eliminare gradualmente i sussidi inefficienti ai combustibili fossili da parte dei paesi del G20. Coinvolgendo i leader chiave, anche in Cina, Biden si assicurerà un impegno globale per eliminare i sussidi ai combustibili fossili entro la fine del suo primo mandato.
  • Nessun finanziamento per l’energia sporca. Biden garantirà che la Overseas Private Investment Corporation (OPIC), l’Export-Import Bank e la nuova U.S. International Development Finance Corporation riducano significativamente le impronte di carbonio dei loro portafogli. 
    Ad esempio, a queste agenzie sarà vietato qualsiasi finanziamento per le centrali elettriche a carbone.

  • Catalizzare la ricerca globale sull’energia pulita. Nel 2015, l’amministrazione Obama-Biden ha lanciato Mission Innovation, un’iniziativa globale di 23 paesi e l’Unione europea, concentrata sulla ricerca, lo sviluppo e la diffusione di potenziali tecnologie rivoluzionarie per accelerare l’innovazione nell’energia pulitaBiden si impegnerà con i paesi partecipanti per ripristinare lo sforzo su una pista più ambiziosa, a partire dall’impegno a investire quattro volte le risorse finanziarie originariamente impegnate.

Costruire una nazione più forte e resistente.

Il secondo punto della campagna ambientale di Biden ha lo scopo di rendere le strutture e le infrastrutture statunitensi più resistenti ai sempre più frequenti eventi naturali catastrofici come inondazioni, uragani, incendi e altri possibili eventi naturali.Biden punta anche a migliorare l’impatto dell’urbanizzazione sull’ambiente attraverso l’impiego di tecnologie e materiali che riducono l’assorbimento di calore, e aumentando le zone verdi nelle aree urbane.

Per ottenere questi risultati, Biden lascerà ampie libertà ai singoli stati, che avranno il compito di investire nella costruzione e ristrutturazione delle infrastrutture dello stato.
L’obiettivo è anche quello di creare occupazione fornendo posti di lavoro ben pagati, che si occupino della realizzazione dei progetti urbani necessari a migliorare la resistenza delle città.sottostando a rigidi standard ambientali.

L’amministrazione Biden investirà inoltre sulle ferrovie. Nell’ultimo ventennio l’europa e la cina hanno sviluppato sistemi di ferrovie ultra efficienti, veloci e sicuri. 
Biden punta a colmare il divario tra gli USA e le altre nazioni e intende diventare leader nel settore attraverso la costruzione di un sistema veloce, sicuro e soprattutto a emissioni zero.
Investire nei trasporti è fondamentale per intervenire efficacemente sulla riduzione delle emissioni di CO2. Costruire una rete ferroviaria efficiente ridurrebbe l’impiego del trasporto privato e la conseguente produzione di gas inquinanti.

Promozione di una nuova giustizia ambientale

Nell’ultimo punto del programma ambientale, Biden si concentra sulle problematiche sociali causate dal riscaldamento globale.
Gli effetti del climate change non sono equamente distribuiti all’interno della società.
A pagare il prezzo più caro sono le comunità di colore e native americane, la società più povera e infine coloro che vivono nelle zone in cui gli effetti delle temperature elevate sono più evidenti: Alaska con lo scioglimento dei ghiacci e il midwest a causa della siccità e della desertificazione.
Biden si impegnerà per assicurare sostegni economici alle comunità maggiormente suscettibili al climate change.
Verranno assicurati l’accesso ad acqua e aria pulita.
L’Agenzia di Protezione Ambientale (EPA) durante l’amministrazione Trump, ha assicurato alla giustizia un numero bassissimo di criminali ambientali. Sono stati lasciati a piede libero numerosi imprenditori che hanno costruito la propria ricchezza a discapito dell’ambiente e della salute dei dipendenti.
Con Biden questo non accadrà più. Verrà assicurata l’efficienza di tale organo di giustizia, oltre che la messa appunto di nuove leggi volte a tutelare l’ambiente.

 

Con l’avvento dell’amministrazione Biden-Harris incomincia la vera lotta contro il cambiamento climatico. L’impegno delle altre nazioni a favore dell’ambiente non può essere abbastanza finché un importantissimo alleato come gli USA non partecipa attivamente. 
Che piaccia o no abbiamo bisogno del loro intervento, e l’entrata di Biden alla casa bianca rappresenta un forte segno di speranza per tutto il mondo.

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