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Alimentazione sostenibile: 4 pilastri fondamentali

Alimentazione sostenibile: 4 pilastri fondamentali

Un’alimentazione sostenibile dal pianeta sta diventando sempre più indispensabile.
L’impatto ambientale generato dai processi di produzione e consumo di cibo è enorme. Costituisce circa il 25% delle emissioni globali totali.

Una persona media emette infatti circa 2 tonnellate di CO2 l’anno.
La causa di queste immense emissioni sono principalmente le abitudini alimentari sconsiderate dettate dal consumismo ormai consolidato nella mentalità dei paesi sviluppati.
Consumare prodotti di complessa lavorazione e provenienti da zone remote del mondo è diventata la normalità. Per non parlare delle tonnellate di cibo sprecato che buttiamo via ogni giorno.
Vediamo quindi quali sono 4 pilastri fondamentali da seguire per un’alimentazione sostenibile.

Tutte queste tonnellate di gas serra possono essere diminuite se ognuno di noi nel suo piccolo tentasse di modificare le proprie abitudini alimentari ai fini di tutelare l’ambiente.
Aiutando il pianeta inoltre, ne trae beneficio anche la salute poiché quasi sempre gli alimenti che bisognerebbe consumare meno sono anche quelli che inquinano di più.

1. Evitare sprechi

Tra quello che si perde durante le varie fasi della filiera produttiva e quello che sprechiamo in casa, nei ristoranti e nei punti vendita, ogni anno nel mondo si buttano via 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo della produzione globale.
Siamo abituati a comprare quantità di cibo maggiori a quelle che effettivamente servono a sfamarsi.

L’inevitabile conseguenza è che del cibo, costato tonnellate di CO2 emesse durante la fase di produzione e trasporto, venga gettato nella spazzatura.

Gli alimenti vengono scartati durante tutto il processo di produzione e distribuzione.
Il cibo prodotto deve infatti sottostare a rigidi standard commerciali che molti di questi prodotti non soddisfano.
Durante il trasporto, specialmente se lungo, è possibile che parte dei prodotti vada a male perché mal conservato.
Infine una buona fetta degli sprechi avviene proprio a causa del consumatore irresponsabile, che acquista più cibo del necessario.

2. Meno carne e più vegetali

La produzione di carne è responsabile da sola del 14% delle emissioni globali.
L’allevamento di bovini, suini, pollame e ovini necessita di ampi spazi pianeggianti adibiti a pascolo; spazi spesso strappati a boschi e foreste.
Secondo il WWF circa l’80% del disboscamento della foresta amazzonica è stato attuato al fine di creare pascoli per l’allevamento di bovini.

Inoltre gran parte delle energie e risorse idriche impiegate nell’agricoltura serve a sopperire al fabbisogno alimentare delle bestie allevate. Migliaia di ettari di foreste sono state disboscate in brasile per coltivare la soia da impiegare negli allevamenti bovini.

Ricapitolando, per produrre 1Kg di carne bovina vengono utilizzati circa 15.000 litri d’acqua e circa 30 Kg di CO2 (come guidare la macchina per 200 km).
Per produrre invece un chilogrammo di frutta si impiegano solamente  0,4 Kg di CO2.
La produzione di carne oltre che essere dispendiosa è soprattutto estremamente inefficiente:
Se carne e latticini forniscono solo il 18% delle calorie e il 37% delle proteine consumate a livello globale, la loro produzione comporta l’utilizzo dell’83% dei terreni
agricoli, oltre che un terzo dell’acqua usata nell’agricoltura.

Diventa palese come l’impatto di un vegano o vegetariano sull’ambiente sia nettamente inferiore rispetto a un individuo che consuma carne.
L’IPCC stima che l’adozione globale di una dieta vegetariana farebbe risparmiare annualmente circa 6 miliardi di tonnellate di CO2, una quantità enorme di gas serra che può essere evitata modificando il modo in cui ci nutriamo.Un vegetariano emette circa la metà delle emissioni di una persona che mangia carne.

Non è necessario adottare di punto in bianco una dieta totalmente vegetariana o addirittura vegana.
È importante però iniziare a porre l’attenzione sull’enorme impatto che le nostre più piccole decisioni (se mangiare un hamburger a cena oppure un piatto di pasta alla norma, ad esempio) hanno sul nostro pianeta.
Ridurre il consumo di carne risulta quindi essere un ottimo modo per seguire un’alimentazione sostenibile.

3. Consumare prodotti a chilometro zero

Il settore dei trasporti è responsabile del 30% delle emissioni di CO2 in Europa.
Buona parte delle tonnellate di CO2 emesse da camion, treni e aerei, sono dovute al trasporto di beni alimentari.
La causa di questo inquinamento è principalmente la mentalità consumistica alla quale ormai l’uomo è abituato.

Siamo abituati ad avere la disponibilità illimitata di prodotti provenienti da ogni parte del mondo e in ogni periodo dell’anno.
Questa abitudine non è più sostenibile.
Riducendo il tragitto percorso dalle merci si evita inoltre che queste vadano a male e debbano essere gettate ancora prima di raggiungere un centro di vendita.
Dobbiamo iniziare a guardare agli effetti che queste comodità causano all’ambiente.

Non si chiede di rinunciare a molto, ma ad esempio scegliere di comprare un frutto che cresce in Italia piuttosto che uno proveniente dalle coste meridionali dell’argentina che distano migliaia di chilometri e di Kg di CO2 da noi.

4. Consumare alimenti di stagione

Consumare prodotti che crescono naturalmente nel periodo in cui li si consuma evita che vengano importati alimenti che crescono dall’altro lato del mondo.
Oppure se un alimento viene coltivato fuori stagione in una serra (anche se accanto a casa) l’impatto che ha sull’ambiente sarà comunque superiore rispetto allo stesso alimento cresciuto naturalmente all’aria aperta.

Questo perché per poter coltivare piante in una serra occorre un dispendio non indifferente di energia, nonché di materiali da costruzione per la realizzazione.
Consumare prodotti di stagione è utile anche per seguire una dieta ricca e varia oltre che per un’alimentazione sostenibile.
E poi diciamolo, la frutta fuori stagione per quanto possa sembrare appetibile è in realtà spesso povera di nutrienti e soprattutto sapore.

Considerazioni

Se qualche anno fa essere indifferenti alle tematiche ambientali poteva essere tollerato e giustificato dalla disinformazione, al giorno d’oggi non è più ammissibile.
L’ attenzione a queste problematiche viene richiamata da migliaia di attivisti, autorità politiche, celebrità, brands, spot, campagne e infinite altre fonti di informazione.
La totale immobilità della maggior parte della popolazione è sintomo di indifferenza o peggio ancora della diffusissima ipocrisia che spinge le persone a dare a la colpa al politico o alla multinazionale di turno.
La verità è che il potere di cambiare il modo in cui impattiamo sul pianeta è nelle mani di tutti, e possiamo farlo attraverso piccoli accorgimenti come la scelta consapevole del cibo di cui ci nutriamo.

È un piccolo sforzo per il singolo quello di seguire un’alimentazione sostenibile, ma se tutti si impegnassero a intraprenderlo allora sì che cambierebbero le cose.
Non siamo sempre stati abituati ad avere disponibilità immediata di cibo e servizi, anzi sono comodità a cui l’uomo di alcuni decenni fa non aveva accesso. Questo per dire che mangiare bistecche tutti i giorni o comprare un mango dal Brasile non è poi così indispensabile.
Non bisogna rinunciare al progresso e alle comodità, ma piuttosto saperli usare consapevolmente.
In fin dei conti è nel nostro interesse.

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